Per la presidente della Federazione nazionale il Governo dovrebbe 'aggredire' altre sacche di sprechi evitando di intervenire sulla salute dei cittadini. "E convochi chi vive il Ssn quotidianamente per trovare insieme altre strade di vero risparmio: quelle a spese di pazienti, servizi e personale, i sindacati e le associazioni professionali hanno già dichiarato di essere pronti a sbarrarle”.

 

16 SET - “Basta coi tagli: non ne possono più né i cittadini né chi lavora in sanità”, afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale Ipasvi commentando il botta e risposta Renzi-Lorenzin-Padoan sui possibili “risparmi” in sanità, magari congelando ancora una volta l’aumento del fondo scritto nell’ormai inutile Patto per salute. Il rischio è che in due anni il Ssn perda quasi 6 miliardi, anche se Per la presidente della Federazione nazionale il Governo dovrebbe 'aggredire' altre sacche di sprechi evitando di intervenire sulla salute dei cittadini.

"E convochi chi vive il Ssn quotidianamente per trovare insieme altre strade di vero risparmio: quelle a spese di pazienti, servizi e personale, i sindacati e le associazioni professionali hanno già dichiarato di essere pronti a sbarrarle”. Lorenzin afferma che sotto i 112 miliardi non si può andare. Secondo Mangiacavalli così innovazione, assistenza, e tutela dei diritti dei cittadini diventano una farsa e la sanità il bacino a cui attingere risorse per altre occasioni.

Sull’ipotesi di blocco del turn over, poi, la presidente Ipasvi lancia l’allarme rosso: “In questo modo il rischio non è solo per il Ssn, ma anche per i pazienti. E per gli stessi operatori ‘superstiti’ perché le carenze di organico aumentano le liste d’attesa, i rischi di inappropriatezza dell’assistenza e i rischi anche fisici per il personale sottoposto a stress eccessivi; la National Patient Safety Agency (NPSA) inglese ha registrato più di 30mila incidenti riguardanti la sicurezza del paziente correlati a problemi di organico e che la mancanza di infermieri secondo studi internazionali consolidati, aumenta del 7% il rischio di mortalità dei pazienti”.

“Le prime anticipazioni del Conto annuale del ministero dell’Economia (Ragioneria generale dello Stato) indicano nei primi tre quarti del 2014 una riduzione dello 0,59% degli organici rispetto al 2013. Significa che al Ssn sono mancati in un solo anno (e i dati non sono ancora completi ipotizzando quindi una perdita anche maggiore), circa 3.900 operatori, già calati di oltre 5.600 unità tra il 2013 e il 2012. Dal 2009, primo anno del blocco del turn over, il Ssn ne ha persi fino al 2013 circa 23.500 (-3,4%) e aggiungendo questi ulteriori ‘desaparecidos’ si sfiorano i 30mila professionisti in meno. Per quanto riguarda in particolare il personale infermieristico, il calo previsto in base alle anticipazioni per il 2014 è di quasi 1.200 unità (-0,41%). Dal 2009 il Ssn ha quasi 3.200 infermieri in meno (-0,50% circa) di cui poco meno di mille sono quelli persi tra il 2013 e il 2012”.  “Credo si possa tranquillamente sostenere che il personale del Ssn (tutto e in particolare gli infermieri che hanno il compito di assistere i pazienti h24) 'ha già dato' e che il Ssn non debba più essere considerato il come bancomat di un’Economia sempre col fiato corto. Esistono situazioni in cui è possibile ancora risparmiare qualcosa forse, come dice Padoan, e mi riferisco a tutto quello che non è il 'core' del Ssn (la tecnostruttura, per intenderci).

Ma non è certo il modo di farlo quello di togliere a tutti. Probabilmente anche per il personale ci sono realtà (ma sono davvero poche) in cui potrebbe essere sovradimensionato. Tuttavia la maggioranza delle strutture di assistenza soffre sia i tagli lineari alla spesa che compromettono i servizi, sia la carenza ormai allarmate di personale che rischia di paralizzare il servizio sanitario pubblico. L’invito - ha concluso Mangiacavalli - è che il Governo 'aggredisca' altre sacche e lasci stare la salute dei cittadini. E convochi chi ‘vive’ il Ssn quotidianamente per trovare insieme altre strade di vero risparmio: quelle a spese di pazienti, servizi e personale, i sindacati e le associazioni professionali hanno già dichiarato di essere pronti a sbarrarle”.  

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